Alimento base di circa 1/3 della popolazione terrestre. Il riso è il nome di circa 19 specie di piante erbacee annuali, della famiglia delle graminacee, ma solo la Oryza sativa è importante per l’alimentazione umana, tenendo presente che è digeribile solo se cotto. L’Oryza sativa è una pianta originaria delle regioni dell’Asia sudorientale si dice coltivata in modo intensivo da più di 7000 anni, come dimostrano alcuni reperti databili intorno al 5000 a.C., ritrovati nella Cina orientale, e ad altri reperti risalenti al 6000 a.C. ritrovati in una caverna della Thailandia settentrionale.

Questo alimento possiede delle proprietà nutritive e dietetiche notevoli: prima fra tutte è nota la sua altissima digeribilità, superiore a tutti gli altri prodotti derivati da graminacee; è poi significativo l’apporto proteico fornito da questo cereale, in quanto è portatore dell’amminoacido lisina, impossibile da produrre autonomamente. Il riso è privo delle frazioni gluteniniche che  vedono invece partecipi numerosi altri cereali, e fa per ciò fronte al problema della celiachia rappresentando un ottimo alimento sostitutivo. Per quanto riguarda l’apporto di Sali minerali, esso vede un ottimo rapporto sodio-potassio: il basso quantitativo di sodio affiancato ad un’alta concentrazione di potassio ha da sempre rappresentato un rimedio per le patologie arteriose.

Inoltre, essendo un cibo grezzo, che ha subito una lavorazione minima, soprattutto nelle qualità integrali, esso contiene una quantità di fibre elevata, ed è quindi un ottimo alleato del nostro sistema digerente.
I dietisti consigliano di sostituire almeno una porzione ad alto tasso di carboidrati al giorno con un piatto di riso, proprio perché risulta benefico per il nostro organismo.

Fonti:
http://www.risoitaliano.org/RITA/HOME/Varie/DettaglioVRS.cfm
http://www.valsoia.it/pagine/riso_proprieta_nutrizionali_35.html

Da sempre parte della tradizione alimentare, le bevande alcoliche sono costituite essenzialmente da alcol etilico o etanolo. Da un punto di vista nutrizionale esse non sono indispensabili al nostro organismo, ma danno un apporto energetico considerevole.

L’assunzione di alcol tuttavia dovrebbe seguire alcune regole basilari: innanzitutto è sconsigliato bere al di fuori dei pasti principali della giornata; è inoltre preferibile evitare i superalcolici e prediligere alcolici semplici come il vino e la birra. Questi ultimi sono infatti fonti di Sali minerali e di carboidrati, ed è stato dimostrato che, assunti in moderate quantità, sono degli ottimi alleati per la prevenzione di tumori e malattie renali (nel vino tale ruolo è svolto dai polifenoli). I superalcolici, cioè quelle bevande in cui il tasso alcolico supera il 21%, hanno un’azione più aggressiva sul fegato ed è per questo che andrebbero assunti in parti molto ridotte ed esclusivamente a stomaco pieno; bisogna anche tenere conto che le produzioni industriali hanno causato un abbassamento della qualità dei prodotti.

L’assorbimento e lo smaltimento dell’alcol si suddividono in numerose fasi: i primi organi a trasformare attivamente questa sostanza sono lo stomaco (per l’80%) e il duodeno (nel 10% circa). Una quantità minima viene immediatamente smaltita attraverso alito, urine e sudore, la rimanente continua il suo percorso all’interno dell’organismo subendo un vero e proprio filtraggio da parte del fegato. È qui che va a manifestarsi un’eventuale eccesso di etanolo: se esso supera la soglia tollerata va a depositarsi impedendo l’utilizzo delle sostanze nutrizionali presenti nell’organismo e causando i classici sintomi (giramento di testa, perdita dell’equilibrio e della concentrazione).

Fonti:
http://news.paginemediche.it/it/231/la-mela-del-giorno/oncologia/news/detail_68191_bere-moderate-quantita-di-vino-e-birra-per-proteggersi-dal-cancro-ai-reni.aspx?c1=72&c2=399
http://www.body-shop.it/alimentazione/alcolici.shtml

L’acronimo OGM sta per “Organismo Geneticamente Modificato”, e con tale definizione si intendono quei prodotti che hanno subito una modifica del loro patrimonio genetico. È necessario comunque distinguere tra organismo transgenico, che subisce tali cambiamenti genetici in seguito ad un inserimento di geni estranei e OGM che invece sono la derivazione di una sottrazione o modifica (solitamente attraverso ricombinazione) genetica.

L’introduzione di tale attività scientifica risale alla metà degli anni Settanta, quando negli USA vennero clonati per la prima volta geni di rane e enzimi propri del dna.

Inizialmente lo scopo di tali ricerche era prettamente di natura medica, mentre al giorno d’oggi  l’impiego della modifica genica è applicata soprattutto nell’agricoltura e in campo industriale.

Nei terreni destinati all’agricoltura vengono infatti introdotti numerosi batteri che migliorano la fertilità dei campi e la produzione delle piante viene “incrementata”  introducendo caratteri che assicurino maggiore resistenza durante il processo di crescita e in molti casi anche un aspetto migliore dei vegetali.

Allo steso modo la modifica genetica viene applicata sugli animali da allevamento. Le modifiche mirano ad avere prodotti con capacità nutrizionali ed organolettiche migliori.
Il rischio di questa produzione parzialmente artificiale deriva dal fatto che l’introduzione del gene “modificatore” sul dna, che è una sorta di fluido ordinato, non è precisa: esso potrebbe atterrare ovunque.
Inoltre è stato dimostrato che la  produzione non ha variato i suoi livelli e allo stesso modo non è stato evitato l’uso di prodotti quali i pesticidi,teoricamente superflui per un prodotto resistente agli attacchi esterni.

L’organismo umano ha dato risposte negative in seguito all’assunzione di tali prodotti. Infatti si è dimostrato il laboratorio che essi collaborano all’insorgenza di  malattie immunitarie e oncologiche e che inibiscano la produzione di determinate proteine.
In Itali la legge ha stabilito che organismo geneticamente modificati non possano essere somministrati a bambini con età inferiore ai tre anni, e che in alimenti comuni non possano presentarsi in quantità maggiore all’1%.

Fonti:
http://it.wikipedia.org/wiki/Organismo_geneticamente_modificato
http://www.ecoblog.it/post/8495/gli-ogm-causano-il-cancro

Amato in estate come in inverno, il gelato si presenta dietro ai vetri delle gelaterie e nei supermercati nei suoi numerosissimi gusti, dai più classici ai più fantasiosi.
La definizione più corretta riferita a questo alimento è quella di “insieme di materie prime (latte, panna,uova, zuccheri, frutta ecc.) che,  sotto l’azione del freddo, si addensa raggiungendo una certa consistenza pastosa”.
L’insieme delle materie prime così elaborate si definisce con il termine tecnico di “miscela”.

La tradizione del gelato ha origini antichissime: alcuni dei più celebri scrittori romani, quali Seneca e Cicerone ricordano un preparato a base di neve o ghiaccio e vino, mentre i cinesi e gli indiani erano soliti congelare i succhi ottenuti dai frutti locali. Un primo abbozzo del gelato nasce realmente in Sicilia in seguito all’avvento della canna da zucchero: il risultato era una bevanda pastosa e dolce a cui veniva aggiunto del ghiaccio.
Al giorno d’oggi le tecnologie industriali e le conoscenze chimiche hanno permesso di ottenere prodotti sani e gustosi. Le differenze tra i gelati artigianali e quelli industriali risiede essenzialmente nel tempo di preparazione, che nella preparazione artigianale aumenta del 30-50% e nell’impiego di ingredienti freschi, che comportano ovviamente una deteriorabilità maggiore. L’utilizzo di addensanti o emulsionanti è più comune nelle preparazioni industriali destinate ad un mercato di massa.
Nutrizionalmente parlando il gelato è un alimento altamente digeribile,in particolare nelle varianti alla frutta: infatti in esse il saccarosio viene sostituito con il fruttosio ed è possibile evitare l’utilizzo del latte nella preparazione. seppur altamente digeribile il gelato fornisce al nostro organismo un apporto calorico molto elevato (su due etti di prodotto si hanno circa 300/500 calorie). È inoltre bene sapere che questo alimento è una ricca fonte di Sali minerali, vitamine (in particolare la A e la  B2) e calcio, fondamentale per le ossa e i denti. Quando si trovi un gelato eccessivamente pesante o dolce si è probabilmente di fronte ad una preparazione di scarsa qualità, forse derivata da prodotti liofilizzati. È bene perciò accertarsi sempre che gli ingredienti che costituiscono il prodotto siano naturali e semplici.

Fonti:
http://www.cibo360.it/qualita/confronti/gelato.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Gelato
http://www.sanraffaele.it/aree/presspoint/record.asp?idrecord=1304&serv=3&cat=15

Il corpo umano può essere assimilato ad una qualsiasi macchina: in quanto tale necessita di energia per poter funzionare al meglio.

Quando poi esso viene messo sotto ulteriore sforzo, come avviene durante l’attività sportiva, allora è necessario avere le fonti di carburante più adeguate. È innanzitutto di fondamentale importanza mantenere una dieta bilanciata e completa, in quanto sarà poi il nostro corpo ad utilizzare le singole componenti nutritive al meglio. L’aumento di lavoro muscolare e circolatorio che avviene durante l’attività fa sì che si vadano a consumare quantità di carboidrati e di proteine nettamente superiori, e implica una perdita di Sali minerali in conseguenza alla sudorazione. Mentre i carboidrati  costituiscono la parte più grande delle risorse energetiche effettivamente utilizzabili (gli zuccheri semplici mettono a disposizione la loro energia dopo poco tempo, mentre gli zuccheri complessi hanno un’assimilazione più lenta), le proteine svolgono un’azione parallela ma dedicata ai nostri tessuti e di metabolismo cellulare. Numericamente parlando la dieta di uno sportivo dovrebbe prevedere il 45% di carboidrati ed una quantità proteica pari a 0.9 g/kg di peso.

Negli ultimi decenni sono stati introdotti sul mercato integratori di queste componenti alimentari. Essi sono tuttavia non solo superflui, ma anche nocivi. Infatti le proteine vengono utilizzate per  la riparazione e la formazione dei tessuti, ma agiscono attivamente e contribuiscono alla produzione ormonale. Le proteine sintetiche vanno a perdere molti di questi aspetti benefici, limitandosi a causare ritenzione idrica e sovraccarico muscolare in quanto arricchite con additivi tutt’altro che benefici. È ben noto che durante l’attività fisica sia di fondamentale importanza l’assunzione di acqua in grandi quantità che permetta di ripristinare i livelli dei liquidi nel corpo e di vitamine che permettano le reazioni cellulari.

Un alleato del nostro corpo in ambito sportivo è la caffeina che stimola il muscolo cardiaco e genera un’attività di rilascio della muscolatura liscia dei bronchi che permette una migliore respirazione. Bisogna tuttavia ricordare che superate determinate soglie essa rientra tra le sostanze dopanti.

Fonti:
http://www.doctor33.it/all/alimenta/al_sport/idxsport.htm
http://www.vivailfitness.it/sport_diet.htm

Cosa sono e come vengono utilizzati gli aromi?

Quali effetti comportano, a lungo termine, sulla nostra percezione del gusto?

Questo argomento è trattato in modo esauriente nella puntata di Report andata in onda su RaiTre l’11 maggio 2008.

Buona visione.

Secondo Richard Wrangham, studioso di Harvard, un importante impulso all’evoluzione umana è stato dato dalla cottura dei cibi. In poche parole stando a questa teoria l’uomo primitivo, grazie alla cottura che rendeva i cibi più digeribili, ha potuto avere maggior tempo a disposizione e dedicarsi così alla creatività ed alla socialità, attività che hanno favorito la sua crescita cerebrale ed il suo sviluppo.

Questo tempo a disposizione è stato dato anche dal fatto che il cibo cotto necessita di essere masticato per molto meno tempo rispetto al cibo crudo, più duro.

Tuttavia vi sono anche teorie contrarie, che sostengono che la miglior fonte di nutrimento per noi è rappresentata proprio dal cibo crudo, che mantiene tutte le proprietà nutritive ed è “vivo”.

La differenza tra cibo “vivo” e cibo “morto” la comprendiamo pensando al fatto che un seme cotto non germina più, un uovo di gallina fecondato se cotto non darà mai un pulcino, una pianta strappata con l’apparato radicale integro se sottoposta a cottura non riattaccherà mai più.

Per esempio  sappiamo che le vitamine “muoiono” (cioè la molecola rompe i suoi legami) già poco sopra i 30°C. Sappiamo anche che con la cottura le proteine subiscono un brusco decadimento del loro valore biologico, tale decadimento è particolarmente intenso in caso di bollitura; se poi la cottura avviene mediante arrostimento o tostatura le proteine si denaturano e producono sostanze tossiche da piroscissione alcune delle quali notoriamente cancerogene, come il benzopirene (le carni alla griglia sono causa, ormai accertata, di cancro).

Dal punto di vista dell’assimilazione la digeribilità delle proteine diminuisce con la cottura (eccetto per l’albume dell’uovo). Le sostanze proteiche a 60°C iniziano a flocculare e poi coagulano del tutto divenendo inattaccabili dai succhi gastrici.

Per quanto riguarda i carboidrati è ormai risaputo che “Tutte le parti imbrunite cotte al forno contengono sostanze mutageni”. (dr. Alberto Donzelli nella rivista Girasole 1984 n.31)

In merito alla digeribilità degli amidi cotti il corpo umano è capace di fare la stessa cosa con i propri enzimi (ptialina ecc.) senza ricorrere alla cottura. Anche gli amidi crudi sono digeribili. Il cavolo crudo richiede 2 ore per essere digerito, se cotto ne richiede 4. La cottura impedisce la digestione salivare e rende gli amidi meno digeribili.

Il calore sui grassi causa ossidazione che porta dapprima alla formazione di perossidi e di idroperossidi e poi di acidi grassi a catena corta. Inoltre la glicerina che si libera è un composto altamente tossico. L’acido linoleico, come il linolenico, preziosi per la sintesi dei fosfolipidi, subiscono con il calore delle modifiche strutturali che li rendono inattivi. Il grasso cotto ritarda l’assorbimento di calcio, magnesio, ferro e rallenta lo sviluppo delle ossa.

In ogni caso non è necessario tornare all’età della pietra per restare in salute, anche perché la cottura ha effettivamente alcuni vantaggi, basta semplicemente ricordarsi di consumare quotidianamente anche i prodotti crudi che per milioni di anni il nostro organismo è stato abituato a digerire.

Fonti:

http://www.disinformazione.it/cibo_cotto_cibo_morto.htm

http://www.scuolanaturopatia.org/articoli.php?area=4&id=27

http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_maggio_27/evoluzione_uomo_cucina_alimenti_d56d702c-4ae6-11de-90df-00144f02aabc.shtml

http://www.lalungavitaterapie.it/dietetica-preventiva-per-star-bene/le-propriet-degli-alimenti-3.html

http://www.cibo360.it/alimentazione/dietologia/dieta_ideale/calorie_cotti_crudi.htm

La Stevia Rebaudiana è una pianta perenne, non molto conosciuta in Italia, originaria dell’America centro-meridionale.

La proprietà per cui essa è da qualche anno oggetto di interesse  nel mondo occidentale è la sua capacità dolcificante molto elevata. I principi attivi sono lo stevioside, e il rebaudioside A che, oltre ad apportare una dolcificazione maggiore rispetto al saccarosio, evitano l’apporto calorico previsto invece dallo zucchero. Inoltre gli estratti di questa pianta possono essere utilizzati nelle preparazioni erboristiche e medicinali (è un ottimo equilibratore della glicemia nel sangue), nonché culinarie, come già veniva fatto dai popoli indigeni del sud America. Essa è al giorno d’oggi consumata in molti paesi sia sotto forma di infuso fresco che come prodotto essiccato, in quanto non degenera con il tempo.

La preziosità di questa pianta deriva soprattutto dal fatto che, senza rinunciare ai dolci, essa potrebbe rappresentare un mezzo per ovviare al problema del diabete e del consumo di zucchero. Questa malattia deriva infatti dall’aumento di glicemia, causata in primis dall’assunzione di saccarosio e zuccheri raffinati (i precedenti tentativi di introduzione di dolcificanti chimici hanno portato alla produzione di prodotti effettivamente cancerogeni).

La cima di un ramo di Stevia Rebaudiana

La polemica è nata in merito ai reali benefici di questa pianta è stata causata dal timore delle case produttrici di zucchero di perdere parte del loro monopolio sul mercato. Sono così state attribuite ad alcuni dei componenti di questa pianta (dopo test eseguiti su cavie da laboratorio, che possiedono evidentemente un apparato digerente ben differente da quello umano) caratteristiche portatrici di cancerogenicità.

Questi motivi hanno portato a vietare la lavorazione e la commercializzazione del dolcificante naturale sia in Europa che negli Stati Uniti. È tuttavia di opinione comune pensare che questa manovra sia frutto di interessi politico-economici, piuttosto che di effettive preoccupazioni mediche.

Approfondimenti:

Coltivazione e informazioni botaniche http://www.agraria.org/coltivazionierbacee/aromatiche/stevia.htm

Informazioni sulla pianta http://www.xmx.it/stevia.htm

Interessi politici e confronto con gli zuccheri che si usano attualmente per i diabetici: http://www.laleva.cc/alimenti/aspartame/aspartame-stevia.html

Fonti:
http://it.wikipedia.org/wiki/Stevia_rebaudiana
http://www.agraria.org/coltivazionierbacee/aromatiche/stevia.htm

Il cioccolato, in tutte le sue svariate qualità, oltre a essere buono e fare bene alla salute, è ricco di sostanze che migliorano l’umore e aiutano a prevenire i problemi cardiaci. Esso è costituito nella sua forma più pura da cacao (derivato dalle fave della pianta del cacao), burro di cacao e pasta di cacao. Lo zucchero è poi usato comunemente nella composizione, ma non sarebbe necessario, in quanto il cacao e la pasta di cacao hanno già un proprio tasso di dolcificazione.

Il termine scientifico con il quale si indica il cacao, “theobroma cacao” (in greco “cibo degli dei“), venne assegnato da Carlo Linneo nel 1735.

È opinione comune che esso nuoccia alla salute a causa dei grassi che lo compongono; tuttavia è stato appurato che trattandosi di grassi costituiti per la maggior parte da acido steatico, ovvero un composto che viene sintetizzato e utilizzato dall’organismo per mantenere le arterie pulite, esso è in realtà un alimento assolutamente benefico. Come è tuttavia fondamentale scegliere cioccolato di buona qualità, partendo da un’attenta lettura degli ingredienti del prodotto:  i cioccolati che contengono olio vegetale (soprattutto se di palma o di cocco), sono assolutamente da evitare, perché hanno un’alta concentrazione di grassi saturi, ricchi di colesterolo che non ha certo benefici per la salute.
le tre grandi famiglie del cioccolato sono quelle fondente, al latte e bianco.

Il cioccolato bianco non contiene cacao in polvere (per questo motivo c’è chi non lo chiama nemmeno cioccolato), ma solo burro di cacao, latte e zucchero (più gli altri ingredienti aggiunti).

Il cioccolato al latte contiene una quantità variabile di cacao (di solito intorno al 30%), latte e zucchero (più gli altri ingredienti aggiunti).

Il cioccolato fondente non contiene latte e la % di cacao deve essere, per legge, superiore al 30% (45% per quello extrafondente). Il cioccolato fondente può avere fino al 100% di cacao: aumentando la % di cacao diminuisce quella dello zucchero, tuttavia le calorie rimangono identiche (aumentano i grassi e diminuiscono i carboidrati).

La pianta del cacao con i suoi frutti

Il cioccolato apporta nel nostro organismo una piccola dose di colesterolo, che non ha effetti negativi. Il burro di cacao è fonte preziosa di grassi “buoni” che hanno l’effetto di abbassare il livello di colesterolo cattivo nel sangue. Anche perché, se si analizza la composizione del cioccolato, si scopre che il fondente è privo di colesterolo, mentre il tipo al latte ne contiene solo 16 mg ogni 100g. In qualunque modo si preferisca gustare il cioccolato, è necessario sapere che contiene tre sostanze che combattono la formazione della carie: i tannini, che riducono la creazione dei batteri; il fluoro, che rinforza la struttura dei denti; ed infine i fosfati, che modificano la modificano la produzione degli acidi. Il cioccolato contiene buone dosi di potassio, che aiuta a riequilibrare la pressione, previene i dolori muscolari e i crampi. E’ una preziosa fonte di magnesio, un minerale che aiuta a ritrovare il tono del sistema nervoso e di restituire il buonumore. E’  importante per trasformare i carboidrati contenuti negli alimenti in energia. Aiuta la digestione e facilita il transito intestinale. Una carenza di questo minerale provoca scarsa resistenza allo stress e alla depressione. Il cioccolato è ricco di metilxantine, una sostanza che contribuisce a dare sensazione di benessere e maggiore energia; stimola l’attività cardiaca e il sistema nervoso, e aumenta la capacità di concentrazione e la resistenza alla fatica fisica. Il cioccolato è un alimento completo e sano perché fornisce i principali nutrienti, ovvero zuccheri, proteine e grassi. In più contiene sali minerali e vitamine. È calorico ma, con le opportune limitazioni, può essere inserito nel menù giornaliero senza problemi (come d’altronde ogni alimento).

Frutti del cacao con i semi in essi contenuti (ed una tavoletta di cioccolato)

Un pezzetto da 30 g., infatti, apporta circa 150 calorie, l’equivalente di una merendina o di una tazza di yogurt alla frutta: per questo può rappresentare uno spuntino energetico e saziante, soprattutto per gli sportivi. I tempi di permanenza del cioccolato fondente nello stomaco vanno da una a due ore al massimo, gli stessi richiesti da vino, birra, tè, caffé e acqua. Per questo è prezioso anche per chi svolge un’attività fisica e ha bisogno di alimenti energetici, ma facili da digerire. Anche in piccole quantità il cioccolato, in particolare quello al latte, è un alimento utile per la salute delle ossa. Grazie agli studi di un terapeuta neozelandese, si è scoperto che il cioccolato aiuta ad affrontare e risolvere i problemi e a capire se stessi.

Fonti:
http://www.altromercato.it/it/prodotti/ALI/approf_alim/cioccolato/cioccolato_info

http://it.wikipedia.org/wiki/Cioccolato

http://www2.polito.it/didattica/polymath/htmlS/probegio/GAMEMATH/Chomp/chomp.htm

http://www.taccuinistorici.it/ita/news/moderna/aromi-orto-frutti/Storia-del-CACAO-cibo-degli-dei.html

I semi di caco e la polvere ottenuta dalla loro macinazione

Un tempo, già solo per i nostri nonni, la carne era un alimento poco consumato. Fin dall’antichità la carne è sempre stata considerata cibo da consumare nei momenti di festa, questo soprattutto perché è sempre stato un alimento di alto valore economico (per questo era maggiormente consumata dai più ricchi).

Chi possiede degli animali da fattoria sa bene che è conveniente avere una mucca o delle galline che ti danno latte e uova in continuazione piuttosto che fare un arrosto per una volta e rimanere senza animali.

Ora non è più così. L’industria alimentare ha cercato in tutti i modi di rendere vantaggiosa la produzione di carne, mediante ciò che viene definito “allevamento intensivo“, un luogo dove la crescita degli animali e la produzione della carne vengono fatti con processi industriali, provocando pesanti conseguenze, oltre che sull’animale da vivo, anche sulla qualità e sul gusto della carne che tutti mangiano. Ovviamente la crescita industriale di un animale restituisce dei problemi “logistici”, come la fragile salute di un essere vivente che non può neanche muoversi. Questi problemi vengono risolti mediante l’abuso di farmaci e antibiotici, soluzione che peggiora ulteriormente la situazione gusto/salute/ambiente/etica.

L'ambiente di un allevamento intensivo

Che conseguenze ha la produzione intensiva di carne sulla qualità e sul prezzo del prodotto? E sull’ambiente?

Dal punto di vista etico c’è differenza tra un allevamento tradizionale ed uno intensivo?

Guardando la puntata di Report andata in onda su RaiTre il 17 maggio del 2009, troveremo la risposta a queste domande, e forse scopriremo che ancora una volta la soluzione apparentemente più semplice restituisce aspetti negativi su molti fronti, compreso quello economico.

Approfondimenti:

“La fabbrica degli animali”, documentario italiano (suddiviso in quattro parti) sugli allevamenti intensivi

“Meat the truth – La verità sulla carne”, documentario (suddiviso in otto parti) sulle conseguenze climatiche della produzione di carne nel mondo

Le informazioni scientifiche qui presenti sono state discusse in dibattiti pubblici internazionali, derivano e sono state convalidate dalla FAO (Organizzazione per l’Agricoltura e l’Alimentazione dell’ONU), dal World Watch Institute e dall’Istituto per gli Studi Ambientali della Libera Università di Amsterdam.

Fonti:

http://www.tvanimalista.info/video/ecologia-della-nutrizione/meat-the-truth-carne-la-verita/

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